Burja, forza della natura

Burja è il nome sloveno della Bora, che qui soffia gelida e impetuosa. Chi è cresciuto sotto quel vento sa che le forze della natura vanno rispettate e assecondate: è questa l’idea che guida Mateja e Primož Lavrenčič nel creare i loro vini. Così ad esempio le fermentazioni avvengono spontaneamente: “Controllo la temperatura e l’ossidazione, per tutto il resto cerco di far fare alla natura” spiega Primoz; “la diversità dei ceppi di lieviti indigeni contribuisce a rendere il vino piu’ complesso, consentendo al singolo vigneto di esprimersi in maniera piu’ originale”. Il terreno, qui nella valle del Vipava, e’ composto da rocce di flysch marnoso-arenacee, particolarmente rische di calcare, quarzo e ossidi di ferro. Guardandole al microscopio si scopre che contengono una miriade di fossili di plancton: infatti si sono formate sul fondo del mare ai tempi in cui i dinosauri dominavano la Terra. Scavando la cantina, un intero lato e’ stato lasciato grezzo, lasciando questa roccia in bella mostra, protagonista della scena come lo è dei vini, caratterizzati da una straordinaria mineralità.

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Ad oggi l’azienda ha cinque vigneti di poco piu’ di un ettaro l’uno. In molti di essi, vecchie viti di diverse varietà crescono promiscuamente, cosi’ che non si puo’ fare altro che vendemmiarle insieme (dunque a gradi di maturazione diversi) e insieme vinificarle. Del resto, cosi’ si faceva una volta… nel passato quasi mitologico a cui molti viticoltori sloveni sembrano volersi ispirare. Non bisogna pero’ fare l’errore di pensare che Primoz sia un semplice contadino, dedito alla riproposizione acritica di tecniche ancestrali. Con un passato da ricercatore presso l’universita’ di Lubiana, ha deciso di lasciare l’accademia per mettere in pratica le proprie idee. Quando viola i principi dell’enologia tradizionale, lo fa in modo ponderato e consapevole!

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Abbiamo degustato i seguenti vini:

– Burja Bela (che significa bianco). Un uvaggio di ribolla, malvasia e riesling italico. Le annate piu’ giovani, quali il 2018 ancora in botte e il 2017 in bottiglia da meno di un anno, sono ancora piuttosto dure e scontrose. La medesima sapidita’, con il passare degli anni, si sublima dando origine ad un vino di grande complessita’ e persistenza: tale e’ il Bela 2015, che si esprime su note di minerali, di erbe officinali e pesca matura.

– Lo Stranice e’ frutto dello stesso blend ma con uve provenienti da un vigneto di oltre 60 anni, le quali vengono vinificate con macerazione sulle bucce. Anche questo e’ un vino da aspettare: ruvido nella sua giovinezza, nella sua maturita’ raggiunge uno straodinario equilibrio ed un bouquet ampio e di lunga persistenza, che (nell’annata 2015 che abbiamo degustato) vede ritornare note balsamiche, speziate, fumé e di albicocca disidratata.

– Seducente nella sua brillante veste Ramata, il Roza 2018 e’ un Pinot Grigio che verra’ imbottigliato fra qualche giorno.. Giovane e sbarazzino, questo rosé ha un prezzo interessante ed è caratterizzato dall chiusura pulita e priva di note amaricanti, nonché dalla grande freschezza che invoglia a un nuovo sorso.

– Il Reddo e’ un rosso da vigne molto giovani, uvaggio dei vitigni autoctoni franconia, refosco, schioppettino. L’annata 2018, che degustiamo dalla botte, è dinamica e succosa, con croccanti note di frutti di bosco e spezie. A differenza dei bianchi, questo vino non ci pare però particolarmente longevo, tendendo ad evolvere presto verso note smaltate.

– Infine il Burja noir 2015, l’unico vino di questa azienda ad essere ottenuto da un vitigno non autoctono, il Pinot Nero. Primoz crede fermamente che esso sia il piu’ adatto ad esprimere il territorio, a differenza di Merlot e Cabernet, piantati un po’ ovunque negli anni della dittatura. Un quinto delle uve vengono vinificate con i raspi: un altro esempio del ritorno alle origini di cui si parlava prima. Ne nasce un vino con tannini ruvidi e asciuganti nella giovinezza, che poi con l’aiuto del legno si smussano e contribuiscono alla struttura del vino. Sara’ interessante vedere l’evoluzione nei prossimi anni, nei quali ci aspettiamo che l’equilibrio e la complessità olfattiva crescano ancora.

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