Metodo Classico, vitigno autoctono

In principio era lo Champagne. Poi vennero i primi spumanti Metodo Classico italiani, Trento e Franciacorta, che a quel modello non potevano non guardare, anche nella scelta dell’uvaggio: Chardonnay e Pinot nero (e magari Pinot Bianco, al posto del Pinot Meunier d’Oltralpe).

Ma la ricchezza della viticoltura italiana e’ anche nella sua straordinaria varieta’ ampelografica: centinaia di vitigni, di cui molti con caratteristiche adatte alla spumantizzazione… una strada che molti hanno deciso di sperimentare. A fare da modello anche il successo del Cava, spumante spagnolo prodotto nella zona del Penedés a partire da tre vitigni locali (Macabeo, Parellada e Xarel-lo). Cosi’ negli ultimi anni sempre piu’ cantine italiane si sono lanciate nella produzione di spumanti Metodo Classico ottenuti da vitigni autoctoni.

La risposta del pubblico e’ stata incoraggiante: dapprima per curiosita’, poi perche’ questi spumanti raccontano un territorio e sono motivo di orgoglio per i suoi abitanti. Oggi in tutta Italia e’ un fiorire di Metodo Classico ottenuti da vitigni autoctoni. Ne abbiamo assaggiati otto per voi.

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Blanc de Morgex et de La Salle “XT” 2014 – Cave Mont Blanc

Prie’ blanc in purezza, cresciuto a 1200 m di altitudine. Almeno 18 mesi sui lieviti. Aromi citrini che ricordano la parte bianca della buccia di limone. Al palato e’ di grandissima freschezza. Buon abbinamento con il sushi o con la burrata, ma sarebbe perfetto con del lardo!

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“Mira” 2014 – Porta del Vento.

Catarratto coltivato ad alberello nella zona di Camporeale, a 600 metri di altitudine. 20 mesi sui lieviti. E’ agli antipodi del precedente: piu’ morbido e meno fresco, ha piacevoli note ossidative che richiamano la frutta secca e la buccia della pera kaiser. Interessante abbinamento con finger food di pesce spada.

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Brut Rosso 2014 – Francesco Bellei

Lambrusco di Sorbara. Colore gia’ tendente al rame e note fruttate poco percettibili: si discute riguardo al fatto che il metodo classico valorizzi o meno questo vitigno. Comunque ha struttura e buona freschezza. Ottimo con i salumi.

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Spumante Rose’ 2012 – Barraco

Nero d’Avola, 5 anni sui lieviti. Peculiare bouquet, che ai frutti rossi combina con note di cocco e grafite. Al palato chiude su una nota amaricante che ricorda la china.

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Gran Cuvee XXI Secolo” 2012 – D’Arapri

Bombino bianco, Montepulciano, Pinot nero. Passa circa 60 mesi sui lieviti. La fragranza di pan brioche e nocciole e’ accompagnata da note di spezie dolci, mentre quelle fruttate sono ormai un ricordo. Al palato e’ di una piacevole morbidezza e di notevole persistenza.

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“Numerouno” 2014 – La Marca di San Michele

Verdicchio. Imbottigliato con i propri lieviti. Profumi di salvia, mentuccia, e una chiusura che ricorda la liquirizia. In bocca e’ di grande personalita’, e di sorprendente eleganza per la tipologia Ancestrale.

 

Soldati Brut 2009 – La Scolca

Cortese di Gavi. 72 mesi sui lieviti. Profumi di spezie dolci che fanno pensare ad un affinamento del vino base in legno. In bocca e’ di grande morbidezza e sapidita’, con una struttura forse un po’ ingessata. Di grande versatilita’ negli abbinamenti.

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Pas dose’ 2009 – Ca’ Besina

Spergola. I 60 mesi sui lieviti gli conferiscono suadenti aromi di pane tostato e pan brioche, che accompagnano note agrumate e minerali. In bocca e’ di grande freschezza ed equilibrio.

Abbiamo degustato anche altri due spumanti che purtroppo sapevano di tappo.

Fuori programma, il Sauvignon 2006 di Rencel (Slovenia) ed il Vino Santo Trentino 2002 di Toblino… ma di questi magari parleremo in un altro articolo!

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Grazie a Francesco, Giulio, Juliana, Michele, Paolo, Riccardo e Riri, che con me hanno dato vita a questa splendida degustazione!

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