Bordeaux, riva destra (prima parte)

​PARIGI – Nel ciclo di degustazioni organizzato dalla prestigiosa Revue du Vin de France, ogni incontro è dedicato ad una regione. Ma, si sa, Bordeaux è sempre Bordeaux… e fa la parte del leone, con ben due incontri. Quello di cui vi parliamo oggi era dedicato alla riva destra della Garonna; il 4 dicembre sarà la volta della riva sinistra.  Ecco i vini che abbiamo degustato per voi.

Chateau Siaurac

Il Saint Emilion Grand Cru “Le prieuré” 2012 si presenta con una veste color rubino e con uno spettro olfattivo che rimanda a sensazioni di dolcezza: la prugna in confettura, il cioccolato, la vaniglia, una balsamicità mentolata; note che attestano un apporto considerevole della barrique. È di discreta struttura, con tannini ancora un poco scomposti. 84.

Il Pomerol 2014 “L’enchanteur, leggermente più trasparente, presenta un fruttato piú croccante che ricorda le more, insieme a sentori di viola, liquerizia e caffè. Nonostante sia piú giovane e abbia passo meno tempo in barrique, ha tannini piú fini del precedente. 87.

Da vecchie vigne, il Pomerol “Vrai croix de Gay” 2012 ha colore rubino con riflessi granato, ed un bouquet ampio che spazia dalla fragola alla prugna, dalla viola al chiodo di garofano, dal cacao al caffè. Di grande corpo ed equilibrio, con tannini eleganti, ha una lunga persistenza aromatica. 90.  Prezzo al di sopra dei 40 euro. 



Chateau Valandraud 

Rispetto al precedente, il Pomerol 2012 di questo produttore spicca per una maggiore concentrazione ed un frutto molto piú croccante ed intenso, con ricoscimenti di fragoline e di more, incorniciato da note piú discrete, floreali, speziate e tostate. Ci impressiona l’armonia tra questa fragranza di frutto, il colore ancora pienamente rubino, e il gusto di grande finezza e pesistenza in cui si ritrova la stessa concentrazione, testimone di uno scrupoloso lavoro in vigna e di un uso giudizioso del legno. 91 punti ed un prezzo interessante: sui 35 euro a bottiglia.

Stranamente, però, il figlio prediletto dei produttori sembra essere il Saint Emilion Grand Cru “de Valandraud” 2014, impenetrable e con ancora qualche riflesso purpureo, con un naso in cui le note tostate (caffè) e balsamiche dominano su quelle fruttate. Ha tannini importanti che ne sbilanciano l’equilibrio gustativo verso le durezze. Da bere tra qualche anno. 88. 

È giovane e quasi altrettanto promettente anche il  Saint Emilion Grand Cru  “Virginie de Valandraud” 2014; di grande piacevolezza anche la Lalande de Pomerol, con una spiccata sapidità e tannini fini e polverosi. 

Chateau Croix de Gay 

Il Pomerol “Fleur de Gay 2012”, rubino con qualche riflesso granato, ha un bouquet dominato dalle prugne e dal caffè, ed un equilibrio gustativo che si perfezionerà con lo smussarsi dei tannini. 86.

Deludente invece l’annata 2013, notoriamente infelice a Bordeaux, e in questo caso segnata da note solforate, oltre che da una scarsa concentrazione. 

Dalle parcelle migliori,  sulla terrasse di Pomerol, si ottiene il “Croix de Gay”, anch’esso proposto in due millesimi, per certi aspetti antitetici. Il 2012, più classico, di buona persistenza e apprezzabile freschezza, con una spiccata nota di caffè (segno di un passaggio in barrique forse un po’ eccessivo). A questa dominante tostata si affiancano un fruttato di prugna e lievi sentori di pepe e tabacco. 87. 

Il 2011, più atipico perché figlio di una estate poco soleggiata, ha meno frutto (perlopiù more) e meno note tostate, lasciando più spazio al quelle balsamiche, floreali (viola) e di liquerizia.  Anche al palato è più elegante che corposo. 87 come il precedente, ed ognuno scelga secondo i propri gusti!

Chateau La Marzelle 

Assaggiati rapidamente il Saint Emilion base (che nella sua semplicità è gourmand, ovvero piacevole e con un lievissimo residuo zuccherino) e due annate del second vin, non particolarmente convincente, ci dedichiamo al Saint Emilion Grand Cru   primogenito. 

Il 2012, con una veste rubino impenetrabile, ha un corredo olfattivo davvero singolare, dominato da note animali, di pelliccia bagnata, che fanno passare in secondo piano le note fruttate e tostate. Più classico il profilo gustativo, di buon livello. 87.

Il 2015 è già pronto e, malgrado l’uso di barrique nuove all’80%, ha tostature discrete che non soverchiano il fragrante fruttato di prugne e more. In bocca è di grande struttura e finezza. Una curiosità: il restante 20% del vino matura in anfore toscane! 90 punti ma prezzo sopra i 50 euro. 


Chateau Laroze 

Degustiamo quattro Saint Emilion Grand Cru, tutti fatti secondo un uvaggio molto tradizionale: due terzi di Merlot, un quarto di Cabernet Franc ed un pizzico di Cabernet Sauvignon. In un’epoca in cui, per esaltare le componenti fruttate del bouquet e la pienezza del gusto, sempre più spesso vengono proposti merlot in purezza, questo  produttore oppone con orgoglio il ruolo del Cabernet franc, che apporta note erbacee, che in questo caso risultano ben integrate e di grande finezza. 

Il Saint Emilion Grand Cru 2012 è un esempio di come questa scelta possa portare ad una bella complessità olfattiva e ad un ottimo equilibrio gustativo. Il carattere dell’annata fa sí che  qui sia comunque il fruttato di prugna a prevalere. 88. Prezzo sui 29 euro.

Molto diverso il millesimo 2011, meno polposo ma più fresco ed elegante. Assai discrete le tostature, che lasciano spazio a note floreali, balsamiche e ad un fruttato di mora. I tannini importanti parlano di un vino meno pronto, ma ancora piú longevo del precedente. 87. 

Il 2010 ci incanta con il suo color rubino che nulla concede al granato, ma soprattutto con un naso che spazia tra le more, le prugne, il ginepro, e l’erbaceo nobile di cui parlavamo, discretamente incorniciati da lievi sentori tostati e balsamici. Ha tannini di grande finezza, ed ha raggiunto un mirabile equilibrio gustativo. 90 punti ed un prezzo sui 39 euro. 

Infine la 2009, annata calda, ci offre un vino corposo e morbido, con tannini levigati ma ben presenti.  “Le 2010 est plus long, le 2009 plus large“, sentenzia il produttore, in vena di sinestesie. Qui i sentori fruttati sono più evoluti e tendono alla prugna cotta. Di  grande persistenza. 88 punti.

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