Vignaioli indipendenti di Bordeaux

E’ in corso a Parigi il Salon des Vignerons independants, storico appuntamento in cui i piccoli produttori incontrano direttamente i consumatori. Abbiamo assaggiato per voi i vini di alcuni dei vignaioli più rappresentativi della zona di Bordeaux, e vi raccontiamo le nostre impressioni.

Cominciamo dalla riva sinistra della Garonna, caratterizzata da uvaggi a maggioranza di Cabernet Sauvignon, e in particolare dalla leggendaria appellation Margaux, con suoli di ghiaia fine che producono vini leggiadri ed eleganti. Chateau Haut Breton (H9) presenta le annate 2022 (più classica con il suo elegante bouquet incentrato frutti neri e cacao, ed il suo sorso sapido e armonico) e 2021 (da un’annata più fresca e piovosa, con note finemente vegetali assai intriganti, e una bevuta altrettanto sapida e di carattere); entrambi ottimi e all’interessante prezzo di 32 euro. E’ proposta anche l’annata 2009 dello stesso vino, più esile e con sentori  di caffè, ma ancora dotata di una invidiabile freschezza. Sugli 80 euro a bottiglia viaggia invece il Margaux della linea Createur, un Cabernet Sauvignon da vigne di almeno 45 anni: proposti i millesimi 2017 (con sentori leggermente ossidativi di spezie, humus e cuoio) e 2010 (di grande sostanza, ma con notevoli sentori eterei).

Chateau de Mongravey (B21) propone il suo Margaux nelle annate 2020 (che troviamo ottimo per il suo sorso dinamico e sapido, gli aromi di frutta rossa croccante su sfondo di cacao e mentolo) e 2023 (un po’ meno intensa e convincente), entrambe proposte a 30 euro. Sui 50 euro invece la Cuvéee especiale 2023, con un frutto più intenso e un tannino più polveroso, ma un’espressione qualitativa simile. Ottimo anche il Margaux “Chateau la Bessane” 2019 di Chateau Paloumey (C9), caratterizzato da notevole freschezza e tannini fitti ma di notevole finezza, sui 38 euro. Meno complesso, ma più sapido e comunque meritevole di un assaggio, il Moulis dello stesso produttore.

Continuiamo la nostra esplorazione con l’appellation Pauillac, caratterizzata da una maggiore potenza e austerità. Chateau Font Du Berger (A51) propone vini dall’ottimo rapporto qualità-prezzo; sui 25 euro il Pauillac, proposto in tre millesimi: ottimo il 2022 (intenso e persistente, con tannini fitti ma setosi), molto buoni il 2019 (un po’ meno corposo, con sentori di caffè e tartufo) e il 2016 (con tannini un po’ meno vellutati). Buono anche l’Haut-Medoc, dal sorso equilibrato e dinamico, proposto al prezzo di 15 euro. Interessanti anche i Pauillac di  Chateau Tour Sieujean (C63) (fresco ed equilibrato ma dal bouquet poco espressivo il 2023, assai tannico e dominato da sentori tostati il 2021), sui 25 euro, mentre a 50 euro è proposto l’ottimo Pauillac Alchima 2020, con un fine bouquet di frutti neri e caffè, un sorso fresco e sapido, tannini intensi ma di classe ed una lunga persistenza.

Nell’appellation Saint Julien, sempre sulla riva sinistra della Garonna, è da segnalare Chateau la Bridane (A17), che propone l’affascinante confronto tra l’annata 2023 (veste rubino, sentori di peperone verde e piccoli frutti neri, sorso equilibrato) e la 2007 (granato vivace, aromi di noce moscata, sottobosco e cuoio, sorso sorprendentemente fresco). La prima, molto buona, è in vendita a 26 euro, la seconda, ottima, a 42, mentre a soli 15 euro l’Haut-Medoc 2023 da petit verdot in purezza, piacevole nei suoi sentori vinosi e di ribes.

Per quanto riguarda Saint-Estephe, caratterizzata da suoli più argillosi e vini un po’ più rustici, Chateau la Haye (B37) presenta due etichette, entrambe sui 25 euro: buono il Saint Estephe Chateau Clauzet 2021 e 2019, ottimo il Saint Estephe Chateau de la Haye 2022: aromi seducenti di frutti neri e cacao, sorso intenso con tannini giovani ma di classe. Meno convincente l’annata 2021, per lo scarso corpo e la chiusura leggermente amaricante.

Al di fuori delle grandi appellations, Clos la Boheme (G41) propone un Bordeaux Superieur del 1995 sorprendentemente giovane e in forma, sia all’olfatto (nitido e balsamico) che al palato (ancora assai fresco); molto buono, in vendita soli 17 euro. Lo stesso produttore presenta due Haut Medoc molto interessanti: La petite 2020 e Clos la Boheme 2022; le annate meno recenti degli stessi vini, purtroppo, presentavano segni di ossidazione, probabilmente a causa di tappi poco fortunati.

E’ tempo di attraversare la Garonna e portarci sulla sua riva destra, caratterizzata da vini a maggioranza di Merlot. Cominciamo dalla Lalande de Pomerol, appellation spesso sottovalutata ma che presenta vini dall’ottimo rapporto qualità-prezzo. Vignobles Rousseau (B32) propone una ottima Cuveé exceptionnelle “chateau Laborderie Mondesir” 2016, da vigne di quarant’anni, che seduce con il suo bouquet di fiori essiccati e spezie dolci, e un sorso di grande sapidità e persistenza, con tannini fitti ma ben levigati dagli anni; in vendita a soli 26 euro. Più semplici ma comunque piacevoli gli altri Lalande di questo produttore; molto buono anche il Pomerol 2018, con note balsamiche e di caffè ed un tannino di spessore (39 euro). Anche il Domaine du Grand Ormeau (H15) propone due Lalande de Pomerol molto buoni: l’omonimo 2022, dal sorso sapido e corposo (17 euro) e il Fleur des Ormes 2022, da vigne di sessant’anni, dal bouquet elegantemente speziato (20 euro). A prezzi appena più alti, Chateau Altimar (C83) offre quattro Lalande molto buoni, di cui uno a base di Cabernet Franc in purezza, con intriganti sentori di liquirizia, e un altro da vigne di cinquant’anni, caratterizzato da aromi di cassis e da un sorso concentrato e fresco.

Passiamo alla prestigiosa appellation Pomerol, caratterizzata da terreni più ferrosi che si esprimono in vini più profondi e complessi. Coudroy Michel Scea (G26) propone, a 38 euro, un ottimo Pomerol 2023 Haut-Tropchaud, sapido e corposo con sentori di frutti rossi, tabacco e pepe; la cuvéee speciale dello stesso vino, sui 55 euro, ha una maggiore concentrazione del frutto, ma livelli qualitativi simili. Tra i vini di Vignobles Janoueix (A16), spicca il Pomerol Croix 2022, con sentori di more e cacao ed un tannino vellutato; molto buono, costa 38 euro. Meno convincente l’annata 2017 dello stesso vino, più vegetale e un po’ meno persistente. Quattro le annate di Pomerol proposte da Chateau Pierhem (E21), tutte buone o molto buone: tra esse ci è piaciuta particolarmente la 2016, per il bouquet in mirabile equilibrio tra frutto, cacao e mentolo, e il tannino fitto ma setoso (50 euro).

Sempre a base di Merlot, la vasta appellation Saint Emilion Grand Cru offre vini di livello piuttosto vario; da segnalare per l’ottimo qualità prezzo Chateau Haut Surget (G83), con un bouquet classico e un naso caldo e corposo; molto buono, è proposto ad appena 19 euro. Anche Clos de la Cune (D79) propone un omonimo Saint Emilion Grand Cru, di livello simile e prezzo un po’ più alto; l’annata 2022 è più rotonda e incentrata sul frutto, mentre la 2023 più fresca e balsamica. Lo stesso vignaiolo produce anche un Pomerol 2023 “Clos 56”, da vigne ultracentenarie; ottimo per eleganza del bouquet, persistenza, tannino fitto e polvoroso, costa sui 90 euro a bottiglia.

Infine abbiano trovato deludenti: Vignoble des quatre vents (D12), Vignobles Mouty Daniel (D32), Chateau de France (B79),  Chateau Borseau (E51), Vignobles Garzaro (E61).

Molti sono i produttori del bordolese  presenti al Salon des Vignerons che non abbiamo avuto il tempo di visitare, ma speriamo con questo articolo di aver dato una panoramica delle zone più rappresentative e di alcune possibilità di acquisto particolarmente convenienti.

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