Hermitage, magia del Syrah. Tre produttori a confronto

Nel 1224 il cavaliere Gaspard de Stérimberg, di ritorno dalla crociata contro gli Albigesi, si inerpica su una collina di granito nel cuore della valle del Rodano. Stanco delle atrocità della guerra, contempla il paesaggio e decide di cambiare vita: si toglie l’armatura e, invece di correre subito a donne come Carlo Martello dopo Poitiers, costruisce una piccola cappella per vivere da eremita, nel luogo che ancor oggi si chiama Hermitage.

Sulla ripida collina, esposta a sud e dunque riparata dal Mistral, Gaspard inizia a coltivare la vite, forse ripiantando antiche varietà già presenti sugli antichi terrazzamenti di origine gallo‑romana. Oggi quella collina è uno dei miti dell’enologia mondiale, e uno dei terroir più affascinanti e complessi della valle del Rodano: un vero “caos geologico”, secondo la definizione di Matt Walls, che intreccia granito, loess, marne e antiche alluvioni, generando una straordinaria varietà di microclimi ed espressioni.

La parte occidentale della collina è interamente granitica, residuo del Massiccio Centrale spinto nei millenni verso il Rodano: qui nascono i Syrah più intensi, austeri e longevi, capaci di un’eleganza scultorea. Scendendo verso la base, il granito si frantuma e lascia spazio a vecchie alluvioni glaciali e fluviali — sabbie, ghiaie e ciottoli — che regalano Syrah più morbidi, avvolgenti, immediati nella loro espressività. Sulla sommità e lungo il versante orientale affiorano invece loess, marne chiare e argille calcaree: territori particolarmente vocati ai bianchi da uve Marsanne, che qui acquisiscono finezza aromatica, volume e un sorprendente potere d’invecchiamento.

Dopo un pellegrinaggio alla cappella e tra le vigne, ho visitato tre produttori dell’Hermitage e degustato alcuni dei loro vini.


DELAS

Fondata nell’Ottocento, Maison Delas Frères è una delle grandi firme storiche della valle del Rodano settentrionale. In compagnia di Emily, addetta all’enoteca, degusto due espressioni di Hermitage, in un certo senso antitetiche.

Hermitage “Domaine des Tourettes” 2023
Assemblaggio di varie parcelle, con sabbie granitiche ricoperte in parte da micascisti e gneiss e in parte da ciottoli alluvionali. Affinamento in barriques di primo e secondo passaggio.
Bouquet di violetta fresca, liquirizia, more e ribes intensi e croccanti. In bocca è succoso e scorrevole, con tannini leggeri e ben levigati che accompagnano senza imporsi. Bella freschezza e un sorso agile per la denominazione. Finale pulito, su richiami fruttati e speziati.
Già godibile, espressione piacevole e accessibile dell’Hermitage.

Hermitage “Les Bessards” 2020
Elaborato solo nelle grandi annate dalle vigne nel lieu‑dit Les Bessards, su ripidi pendii di granito decomposto, estremamente poveri, sassosi e drenanti, tra i più celebri dell’appellation.
Naso profondo e stratificato: pepe nero intenso, grafite, frutta nera essiccata, note di carne affumicata e pane tostato; con l’aria emergono cacao amaro e spezie nobili.
Bocca potente e concentrata, di grande verticalità: tannini molto fitti, serrati ma eleganti, ancora in fase di integrazione. Struttura monumentale, sostenuta da sapidità e morbidezza. Finale lunghissimo, austero, su cacao e spezie. Vino maestoso, da lungo invecchiamento.


CHAPOUTIER

Produttori di vino da sette generazioni, hanno progressivamente ampliato la loro presenza a Hermitage, fino a costruire un piccolo impero che oggi produce vino in mezzo mondo, Australia inclusa. Non abbiamo avuto modo di degustare le selezioni parcellari, ma solo i seguenti due vini.

Hermitage Rouge “Monier de la Sizeranne” 2021
Assemblaggio di varie parcelle, alcune delle quali a fondovalle su terreno alluvionale. Aromi di lampone, cassis, liquirizia, leggera nota pepata. In bocca il vino risulta privo di slancio, con una struttura media e tannini piuttosto ordinari, che non riescono a dare vera tensione al sorso. L’insieme appare corretto ma anonimo, senza quella complessità e quell’energia che ci si aspetterebbero da un Hermitage.

Hermitage Blanc “Chante‑Alouette” 2021
Marsanne in purezza; assemblaggio di varie parcelle, in parte su suoli alluvionali e in parte su granito. Al naso si apre con un bouquet seducente e ben definito, in cui emergono tiglio, mela cotogna e miele, seguiti da una delicata nota di zenzero che dona freschezza e movimento. Il palato è elegante ed equilibrato, con una tessitura morbida ma non pesante e una chiusura lunga e pulita, sostenuta da una bella sapidità.


DOMAINE DES REMIZIÈRES

Vengo accolto da Émilie; lei e suo fratello Christophe sono gli enologi di questa azienda familiare che fa vino da oltre cinquant’anni: dapprima quattro ettari a Crozes‑Hermitage, fino agli attuali 38 su varie denominazioni. Molti anni fa, loro padre ha deciso di dare i nomi dei figli alle cuvée più rappresentative.

In compagnia di Émilie degusto:

Crozes‑Hermitage “Origine” 2024
Da vigne di vent’anni in pianura. Piacevoli e immediati aromi di frutta fresca; bevuta scorrevole, malgrado tannini leggermente appiccicosi.

Crozes‑Hermitage “Cuvée Particulière” 2024
Da vigne di 45 anni in collina, su suolo argillo‑calcareo. Aromi di ribes, pepe e liquirizia; tannini fini sostengono un sorso dinamico ed equilibrato.

Crozes‑Hermitage “Christophe” 2024
Da vigne di 70 anni in collina, su caolino (argilla bianca), dietro la collina dell’Hermitage. Aromi di mora, ciliegia e pepe nero; in bocca tannini vellutati, sostenuti da una bella freschezza. Ottima espressione della denominazione.

Saint‑Joseph 2024
Da vigne di quarant’anni in collina, su suolo granitico. Vino promettente, da riassaggiare tra un paio d’anni quando il bouquet olfattivo sarà più aperto. Per ora colpisce per la bella sapidità, che rinforza tannini giovani ma di ottima qualità.

Cornas “Les Reynards” 2024
Da vigne di 30‑40 anni in collina, su granito. Apre con splendidi effluvi di violetta; seguono note di mirtillo, mora e la classica nota pepata. Palato armonico e di grande eleganza. Il mio preferito.

Hermitage “Émilie” 2024
Da vigne di 40 anni su granito. Circa 18 mesi in barriques nuove, quasi impercettibili. Profumi esuberanti di mora, ribes nero, pepe nero e cacao; sorso già equilibrato, dinamico, di grande leggiadria e piacevolezza.

Hermitage “Émilie” 2023
Il 2024 è stata un’annata con primavera e inizio estate molto freschi; il 2023, più classico, ha prodotto vini più strutturati. Al naso il vino è ancora un po’ chiuso, con leggere note casearie; in bocca tannino fitto ed elegante, in un equilibrio gustativo ancora in divenire.

Crozes‑Hermitage bianco “Cuvée Particulière” 2024
Da uve Marsanne, su terreno argillo‑calcareo in pendenza ed esposto a sud; affinamento in botti grandi. Aromi di biancospino, scorza di limone e pera Williams; sorso fresco ed equilibrato.

Crozes‑Hermitage bianco “Christophe” 2024
Da vigne di sessant’anni (85% Marsanne, 15% Roussanne), su terreno argillo‑calcareo in pendenza ed esposto a sud; affinamento in barriques perlopiù usate. Bouquet di acacia, gesso, mela Golden, cedro e timo; sorso sapido e morbido. Vino elegante e di carattere.

Hermitage bianco “Émilie” 2024
Da vigne di quasi sessant’anni, Marsanne su terreno argillo‑calcareo. Note di camomilla, scorza di cedro, burro, vaniglia e nocciola. Sorso avvolgente, quasi grasso, ma sorretto da una bella acidità e sapidità; il legno nuovo è ben percepibile, ma già in via di assorbimento. Un vino già godibile, ma che sarà al suo meglio fra qualche anno.

Lascia un commento