Il Mâconnais, nel Sud della Borgogna, produce vini Chardonnay ritenuti più solari e immediati rispetto a quelli complessi e opulenti della Côte de Beaune, o a quelli tesi e verticali dello Chablis. Si tratta però di un territorio ampio e sorprendentemente diversificato, che negli ultimi decenni è uscito dall’ombra grazie a una nuova generazione di vignaioli e a un lavoro di valorizzazione delle singole parcelle. La sua gemma più luminosa è senz’altro l’appellation Pouilly-Fuissé, un mosaico di suoli e microclimi capace di dare vini con una complessità e una mineralità tali da competere con quelle dei più celebri Meursault e Puligny-Montrachet, ma spesso con rapporti qualità–prezzo assai più interessanti.

Il cuore geologico di Pouilly-Fuissé è dominato dalle Roches de Solutré e di Vergisson, due spettacolari falesie calcaree di origine giurassica, attorno a cui si dispiega un ventaglio di suoli a base di marne, scisti, calcare, argilla e sedimenti antichi, con variazioni continue da parcella a parcella. Le esposizioni sono altrettanto variabili: pendii rivolti a sud che regalano maturità e rotondità, terrazze più fresche e ventilate verso est che mantengono tensione e slancio acido, e altitudini che talvolta superano i 350 metri. Non sorprende quindi che i vini di Pouilly-Fuissé sappiano unire maturità del frutto, spinta acido-sapida ed eleganza. Dal 2020, inoltre, il riconoscimento dei primi Premiers Crus ha ufficializzato questa complessità, sancendo la qualità di molte parcelle storiche.
Siamo andati a scoprire questo territorio il 26 marzo 2026, visitando quattro produttori e degustando i loro vini: un viaggio breve, ma ricco di incontri, conferme e piccole rivelazioni.

CHÂTEAU DE RONTETS
“Sono andato via dall’Italia nel ’94, quando Berlusconi ha vinto le elezioni”, mi racconta Fabio ridendo. “La famiglia di mia moglie Claire produce vino qui a Château de Rontets fin dal 1858”. Le vigne, per la maggior parte situate in un clos di sei ettari che circonda il casale, sono in parte sulla cima della collina (dunque piuttosto alte ed esposte), e in parte sul pendio che scende e guarda a nord-ovest. “Il sole non è un problema, ce n’è fino al tramonto, d’estate quasi troppo! Il problema è il vento forte quando fanno le gelate, all’inizio della primavera”. Mentre lo dice, vediamo il nevischio che cade e il vento che lo fa vorticare. Fabio mi racconta che in Côte de Beaune ci sono produttori che usano gli elicotteri per mandare aria calda ai loro vigneti, una procedura non certo senza impatto ambientale.

Qui, invece, si cerca di lavorare nel modo più naturale possibile: dall’agricoltura biologica, alle fermentazioni su lieviti indigeni che durano molti mesi, all’affinamento in botti di varie dimensioni e perlopiù usate, per permettere l’ossigenazione senza alterare troppo il profilo aromatico. In compagnia di Fabio degustiamo:
Blanc de Bourgogne 2024 (fatto con la fine pressatura dei Pouilly-Fuissé e un piccolo vigneto a Mâcon-Fuissé). Il bouquet è piacevole ma non molto intenso; il sorso minerale e teso. Molto buono nella sua tipologia. 86 punti.
Pouilly-Fuissé “Tout-Monde” 2024, realizzato senza alcun utilizzo di anidride solforosa, ogni anno da una sola vigna scelta tra quelle del clos. Ha una leggerissima nota ossidativa che non oscura gli aromi; in bocca ha una spiccata e piacevole acidità, che lo rende adatto a molti abbinamenti. 88 punti.
Pouilly-Fuissé Clos de Varembon 2022, dalle vigne intorno al castello, in gran parte vecchie. Bouquet nitido, incentrato sulla mineralità e sul fruttato di pesca e agrumi, con un ricordo di fiori bianchi e nocciole; sorso molto teso e verticale. 88 punti.
Pouilly-Fuissé Pierrefolle 2023, nome che allude al fatto che la parcella è su un terreno granitico, simile a quelli del Beaujolais settentrionale con cui confina. La vigna, esposta a est e riparata dal vento del nord, presenta una percentuale notevole (circa 25% invece del consueto 10%) di Chardonnay Musqué (una variante aromatica del vitigno, ampiamente diffusa nella Borgogna del Sud). Questi tre fattori danno origine a un vino assai solare; la vendemmia è anticipata per evitare note di frutta tropicale che altrimenti sarebbero dominanti. Al naso si esprime con note di agrumi, pepe bianco e semi di papaya; in bocca il sorso è ampio e morbido, ma ben bilanciato da una nota sapida. Elegante nella sua atipicità. 90 punti.
Pouilly-Fuissé Les Birbettes 2022, da vigne di 90–100 anni. Bouquet elegante che non concede nulla a note brioché, restando sulla purezza del frutto e sulla mineralità. Sorso sapido e intenso, austero ed elegante, di lunga persistenza aromatica. 91 punti.

YVES GIROUX
Sébastien mi racconta che da sei generazioni la sua famiglia fa vino nel Mâconnais; lui, con un passato nell’automotive, ha preso in mano l’azienda nel 2009. Dal 2012 al 2019 è stata operata la conversione al biologico. Ha solo 7 ettari, di cui 3 nella AOC Pouilly-Fuissé. Le vendemmie sono fatte a mano; le fermentazioni spontanee si protraggono per 8–9 mesi. Segue un lungo affinamento sui lieviti, in acciaio o, solo per alcuni vini, in botti usate; tutto questo con l’obiettivo di valorizzare le specificità di ogni parcella. In compagnia di Sébastien degusto:
Mâcon-Fuissé 2024: vigne su suoli di scisto molto drenanti, che possono soffrire la siccità. Sorso teso e verticale, aromi di buccia di limone. 87 punti.
Mâcon-Fuissé “Vers Chânes” 2023: vigne di mezzo ettaro su terreno argillo-limoso, a due passi da Pouilly-Fuissé, ma il vino non può essere classificato come tale perché la parcella è alta e parzialmente esposta a nord. Più materico del precedente, generoso ma con una bella chiusura minerale. Ottimo rapporto qualità-prezzo. 89 punti.
Pouilly-Loché 2022, da vigne di 20–60 anni esposte a est, su marne scistose. Sorso quasi salino, finale leggermente amaro che prolunga la persistenza aromatica. Ha il suo fascino. 88 punti.
Pouilly-Loché “Bucher” 2022, da vigne di 75 anni esposte a est, su marne scistose. Naso non esuberante, incentrato sulle note minerali e agrumate; il sorso impressiona per sapidità, eleganza e profondità. 90 punti.
Pouilly-Fuissé 2022, assemblaggio di varie parcelle a bassa altitudine, su suolo argilloso profondo, su cui la vite soffre poco. Bouquet di fiori bianchi e pera; sorso piacevole, ma non molto persistente. 88 punti.
Pouilly-Fuissé “Le Radillon” 2022, da vigne più in quota, su terreno con più calcare e pietre; rese più basse. Complesso bouquet che spazia dai fiori bianchi a seducenti note di agrumi e pesca. Sorso vibrante e dinamico. 90 punti.
Pouilly-Fuissé Premier Cru “Les Vignes Blanches” 2022: naso più complesso, con note di burro e crosta di pane. Sorso avvolgente, meno teso e dinamico del precedente. 90 punti.

DOMAINES AUVIGUE
La famiglia Auvigue fa vino dal 1946; ormai da mezzo secolo il domaine è di proprietà della Maison Loron, del Beaujolais. Qualche anno fa, hanno deciso di acquistare una chiesa sconsacrata e caduta in rovina nel centro di Fuissé, ristrutturarla e trasformarla nella splendida sede in cui ci accolgono oggi. Entrare qui dà la sensazione di trovarsi in un luogo dove la devozione per il vino ha sostituito quella religiosa, senza tradirne la solennità. Hanno tutti i loro vini pronti all’assaggio e accolgono per una degustazione tutti i visitatori anche senza bisogno di prenotazione: caldamente consigliato! Abbiamo degustato:
Mâcon-Solutré 2024. Non può chiamarsi Pouilly-Fuissé perché esposto a nord e in altitudine. Ha un leggero residuo zuccherino che amplifica la percezione dell’intensità aromatica. Vino piacevole e beverino. 86 punti.
Saint-Véran “Les Chênes”: vigne in pianura, su rocce sedimentarie, con un clima più caldo. Il fruttato qui tende al tropicale; leggere note di vaniglia e cocco completano il quadro. 87 punti.
Pouilly-Fuissé “Les Villages”: assemblaggio di parcelle su suoli argillo-calcarei e scistosi. Aromi di pera e agrumi; sorso più fresco e minerale del precedente. 88 punti.
Pouilly-Fuissé “La Petite Parcelle”: da vigne di 40 anni esposte a est, su suolo limo-argilloso con sassi. Al naso si esprime su note nocciolate e leggermente boisé; il sorso ha un bell’equilibrio tra freschezza e morbidezza. 88 punti.
Pouilly-Fuissé Vieilles Vignes 2021: da vigne di 75 anni, su terreno argillo-calcareo basato su rocce sedimentarie del Cretaceo. Aromi ammalianti di pesca, vaniglia e brioche, ma il sorso manca di un poco di acidità; d’altronde è stata un’annata molto calda. 89 punti.
AOP Pouilly-Fuissé Premier Cru “Notre-Dame des Pitiés” 2021: qui parcelle di terreno più siliceo si uniscono a quelle argillo-calcaree. Si esprime con eleganti aromi di scorza di limone, cedro candito ed erbe aromatiche; al palato è minerale ed equilibrato. 90 punti.
Pouilly-Fuissé Premier Cru “Au Vignerais” 2021: suoli misti, con una componente sabbiosa e appoggiati su marne e rocce calcaree. Aromi floreali e agrumati, sorso estremamente verticale. 92 punti.
Pouilly-Fuissé Premier Cru “Le Clos de Solutré”: da terreni sassosi in forte pendenza. Il bouquet inizia con note di pietra focaia, per poi espandersi su note burrose e di pesca matura. Al palato, l’importante morbidezza è perfettamente in equilibrio con la spinta acido-sapida. 91 punti.
Pouilly-Fuissé Premier Cru “La Frérie” 2022: da suoli ricchi di ossido di ferro, nasce questo vino peculiare. Aromi di agrumi e pesca, sorso ampio e molto persistente. 91 punti.
Pouilly-Fuissé Premier Cru “Aux Chailloux” 2023: da terreni sassosi e silicei. Naso ancora un po’ chiuso, con note di nocciola e sottobosco; bevuta ancora in cerca del suo equilibrio. Un vino con grande potenziale evolutivo, da assaggiare tra un paio d’anni. ND.
Pouilly-Fuissé Évole 2019: naso molto complesso, con leggera nota casearia e affumicata, unite a toni vanigliati apportati dal legno. In bocca è opulento e persistente. 90 punti.

A Pouilly Fuissé abbiamo visitato anche un altro vignaiolo, Cordier, di cui parliamo in questo articolo: